Perché non pubblico un libro nel 2025?

Qualche amico, leggendo qualcosa di mio, mi dice:
“Come sei bravo a scrivere! Perché non pubblichi un libro?”
Sorrido, ma non rispondo. Perché di libri, ne ho già novantanove pronti.
Non cerco una casa editrice famosa: servirebbe una raccomandazione, o magari la fortuna sfrontata che ebbe Luciano De Crescenzo, bloccato in ascensore con un pezzo grosso di una nota casa milanese


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Non è questione di diritti d’autore, né di pagare diecimila euro a settimana per vedere il mio libro vicino alle casse delle librerie.
È questione di dignità.

Nel 2025, un autore come Ettore Alpi vende tre copie: una alla madre, una alla moglie e una alla zia.
Il resto si regala, o finisce al macero.
E allora mi chiedo: quale stampatore travestito da editore dovrei arricchire, comprando le mie stesse copie?

Ettore Alpi non è un nome da copertina, ma un progetto a lungo termine.
Una garanzia per chi un giorno lo troverà online o su uno scaffale.
Perché Ettore Alpi vende se stesso, prima ancora dei libri che scrive.
Chi compra me, compra già le mie storie — anche quelle che non ho ancora pubblicato.



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