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La mia più grande fortuna

 [Post a tempo: scadenza 2 luglio 2031]


Ricordo come fosse ieri. All’inizio degli anni 2000, con il mio vecchio nome — quello del certificato di nascita — scrissi un libro sulla seduzione insieme a un amico di Milano, un poliziotto alla Postale. Era un’epoca in cui internet viveva nei forum: spazi vivi di confronto, di consigli, di condivisione. Lì lui aveva letto quello che scrivevo e lo trovò interessante.

Un giorno, a causa di una querela sporta al suo ufficio, il mio amico ricevette Vittorio Sgarbi. Il Professore doveva querelare chi lo aveva diffamato su internet. Fu a seguito di quel contatto che il nostro lavoro gli fu sottoposto. Sgarbi manifestò interesse: ci offrì una prefazione esclusiva, una possibilità rara, capace di dare visibilità al libro come nulla altro avrebbe potuto.


Il Prof. Vittorio Sgarbi

Ma c’era un prezzo. Alto. 3.500 euro a testa, 7.000 in totale. Una cifra che per noi era impossibile. Inoltre, avevamo appena firmato un contratto editoriale a Firenze con un editore folle, che aveva deciso di pubblicarci senza chiedere il consueto contributo alla pubblicazione. Una di quelle occasioni in cui, se tutto fosse andato bene, sarebbe stato “tutto guadagno”.

Oltre alla cifra che ci era stata richiesta, avremmo dovuto stralciare il contratto per essere pubblicati da una casa editrice di fiducia del Professore Sgarbi e non sappiamo a quali condizioni ulteriori. Insomma, non sapevamo se c'era da pagare solo la Prefazione o pure un contributo alla pubblicazione.

Ci fermammo senza saperlo prima: non avemmo la lucidità di farci prestare la somma per la Prefazione da amici o parenti. Scendemmo da quella scala. Il libro venne pubblicato dall’editore fiorentino, ma la distribuzione fu un disastro.

Spesso mi sono chiesto: se tornassi indietro, lo rifarei? Ci sono momenti in cui penso che avrei dato da solo quei 7.000 euro e pure il resto se non fossero bastati. C'è gente che farebbe carte false per un'occasione del genere. Ma mi chiedo se il libro avrebbe avuto successo. E se, invece, avrei preso un’altra batosta, peggiore di quella che ho già preso.

Altre volte, invece, sono felice così. Perché quella rinuncia, che allora sembrava una sfortuna, si è rivelata la mia più grande fortuna. Se avessi avuto successo allora, il mio nome sarebbe rimasto legato a un unico tema: la seduzione. Oggi, con l’esperienza che ho maturato, quell’argomento appare marginale rispetto al percorso che ho costruito.

E poi non sarei qui, nella mia vita di oggi. Una vita in cui la felicità non è un premio, ma una scelta consapevole.

E io scelgo la Felicità.

L’arte di far emergere la parte migliore degli altri

 [Post a tempo: scadenza 23 giugno 2031]


Ogni giorno ci muoviamo dentro un intreccio di relazioni che, spesso senza accorgercene, plasmano la qualità della nostra vita. Non sono solo i fatti a determinare la nostra serenità, ma soprattutto il modo in cui interagiamo con chi ci circonda. È lì che si gioca la partita più delicata: saper evocare la parte migliore dell’altro, invece di provocarne il lato più oscuro.

Dentro ciascuno di noi convivono possibilità opposte. In un attimo possiamo essere generosi o egoisti, comprensivi o diffidenti, aperti o ostili. La tradizione popolare le ha sempre raccontate con immagini vivide: la fata e la strega, il gentiluomo e il teppista, l’angelo e il demone. Non sono simboli astratti, ma descrizioni concrete di come le persone cambiano in base alle circostanze e al trattamento che ricevono.

Un esempio banale ma illuminante lo troviamo sul lavoro. Un collega messo in difficoltà davanti a tutti può reagire irrigidendosi, chiudendosi o addirittura opponendosi a ogni proposta. Lo stesso collega, se riconosciuto per i suoi meriti e sostenuto nei momenti difficili, diventa collaborativo, creativo, persino propositivo. È la stessa persona, ma cambia completamente in base al modo in cui viene trattata.

La vita di coppia non è da meno. Una donna ascoltata, valorizzata e rispettata rivela la sua parte più luminosa, quella che illumina la relazione con affetto e dedizione. La stessa donna, se si sente trascurata o sminuita, può trasformarsi in una forza ribelle, che diventa difficile contenere. Lo stesso accade all’uomo, che può mostrarsi gentiluomo o teppista a seconda di come viene stimolato: la nobiltà d’animo emerge se si sente rispettato, l’aggressività prende il sopravvento se si sente ferito o umiliato.

Vale anche nelle amicizie. Chi di noi non ha sperimentato il potere di una parola di incoraggiamento detta al momento giusto? Un amico in crisi, se trattato con freddezza, rischia di allontanarsi; se invece lo ascoltiamo senza giudizio, può trovare la forza di rialzarsi e persino ringraziarci per aver creduto in lui quando non ci credeva più nessuno.

Dale Carnegie lo aveva espresso con chiarezza: le persone rispondono meglio alla stima che alla critica, al riconoscimento che al giudizio, all’interesse sincero che all’indifferenza. Molti autori contemporanei, da Stephen Covey a Daniel Goleman, hanno ripreso la stessa intuizione, parlando di fiducia, empatia e intelligenza emotiva. Tutti concordano su un punto: ogni incontro umano è un bivio che decide se nutrire la parte migliore o quella peggiore dell’altro.

Questo non significa illudersi che la parte luminosa vinca sempre. Il lato oscuro esiste, e fingere che non ci sia ci rende vulnerabili. Ma proprio perché sappiamo che c’è, possiamo scegliere di non provocarlo, di non alimentarlo. Possiamo creare spazi relazionali in cui l’altro si senta libero di mostrare la sua versione migliore.

In fondo, si tratta di un atto di intelligenza pratica oltre che morale. Perché quando impariamo a far emergere la parte migliore negli altri, inevitabilmente contribuiamo a far emergere la parte migliore anche in noi stessi.

(64) Vivi il tuo sogno, o lavorerai per quello di altri

Quante persone ogni giorno si svegliano, vanno al lavoro, affrontano la routine, e poi si addormentano la sera senza aver mosso un passo verso ciò che davvero desiderano? La maggioranza della popolazione vive così: alla giornata, navigando a vista, senza una direzione chiara. Non si tratta di sfortuna, ma di scelta inconscia. La vita, se non la controlli tu, la controlla qualcun altro. Il risultato è semplice: realizzi il sogno di qualcun altro, mentre il tuo rimane chiuso nel cassetto.

Pensa a un giovane ingegnere pieno di idee e talento. Se si limita a seguire le istruzioni del suo capo senza mai osare proporre progetti propri, senza costruire un percorso personale, finirà per vedere i suoi sforzi trasformarsi in premi, riconoscimenti e vantaggi per qualcun altro. Ogni innovazione che suggerisce, ogni ora di lavoro extra, alimenta il successo di chi ha deciso di non sognare e di vivere di convenzioni. Alla fine, il suo talento resta inesplorato, i suoi sogni rimangono sospesi, e lui si ritrova a rimpiangere il tempo perduto.

Ora immagina invece chi decide di avere una vision chiara, un obiettivo che brucia dentro, un sogno per cui valga la pena sacrificare comodità e certezze. È l’artista che suona in strada, sotto la pioggia e al freddo, ma continua a perfezionare ogni nota, perché sa che un giorno calcherà il palco che ha sempre sognato. È l’imprenditore che rischia, che studia, che cade mille volte ma si rialza con la stessa determinazione. Ogni caduta non è un fallimento, ma un insegnamento, un acceleratore verso il proprio destino. Ogni giorno è un passo concreto verso ciò che davvero vuole, e ogni vittoria è sua, autentica, impossibile da delegare.


Procedere senza visione è come combattere una guerra senza strategia: sei in prima linea, esponendoti a ogni colpo, ma senza sapere qual è la battaglia che conta davvero. Significa vivere reagendo agli eventi invece di creare la realtà che desideri, significa lasciar decidere agli altri quale sarà il corso della tua vita. Avere obiettivi chiari, invece, ti permette di trasformare ogni azione, ogni sacrificio, ogni scelta in mattoni concreti della tua strada. Ti mette al comando della tua storia.

La vita è breve e spietata con chi rimanda, con chi non osa, con chi si accontenta. Ogni giorno senza un passo deciso verso il tuo sogno è un giorno regalato al sogno di qualcun altro. Scegli di svegliarti davvero. Scegli di tracciare la tua rotta. Scegli di vivere con la forza di chi sa cosa vuole. Perché se non lo fai, qualcuno lo farà al tuo posto. E allora, il sogno che avresti potuto vivere sarà per sempre un sogno altrui.

(18) Io non crollo con i like, voi sì

Non sono a caccia di like.

Il like più importante è quello che mi do io, ogni giorno, quando mi guardo allo specchio e so di essere rimasto fedele a me stesso. Non è un numero a stabilire il mio valore, ma la mia coscienza.


Qualcuno, vedendo i miei inizi lenti, crede che mollerò come altre volte. Pensa che i pochi accessi dei primi mesi siano il segno di un fallimento già scritto. E invece è proprio lì che sbagliate: io non mi fermo davanti al silenzio, anzi è nel silenzio che divento più forte.

Mi fanno sorridere certi “grandi del web”: ho proposto uno scambio di link, un gesto semplice, uno scambio alla pari. Risultato? Nessuna risposta. Troppa paura che il loro pallone gonfiato si sgonfi con un confronto vero. Come se io avessi bisogno dei loro utenti o della loro approvazione.

Voi, che vi credete intoccabili, siete i primi a crollare. Rumorosi per un attimo, poi sparite: schiuma nel mare, fumo nell’aria.
Io invece resto. Perché la mia forza non sta nei vostri like, ma nella mia costanza.

E allora ricordatevelo:
io non crollo con i like. Voi sì.

(2) Credere in sé stessi: la vera forza contro la Legge di Jante e il destino scritto

Il segreto del successo, come ci ricorda Elon Musk, è credere in sé stessi anche quando gli altri non ci credono ancora. Questa convinzione ci spinge a sfidare la cosiddetta Legge di Jante, un codice non scritto che impone l’umiltà fino al punto di negare il valore personale, dicendo: “Tu non vali niente. A nessuno interessa ciò che pensi. La mediocrità e l'anonimato sono la scelta migliore”.


Questa mentalità può farci sentire come se il nostro destino fosse già segnato, come nel film I guardiani del destino (2011) con Matt Damon, dove gli eventi sono scritti e ineluttabili. Ma noi non siamo tram vincolati a rotaie fisse: il nostro cammino è libero e possiamo scegliere la direzione, anche quando la strada è difficile o incerta.

Spesso siamo schiavi delle cattive abitudini e delle nostre debolezze, ma questo non significa che il destino sia immutabile. Il libero arbitrio ci permette di scrivere la nostra storia passo dopo passo. Chi crede può chiedersi cosa significhi “fare la volontà di Dio” se non esiste un destino predeterminato. La risposta sta nel “come” agiamo, rispettando le regole e l’etica, come in una partita di calcio dove l’obiettivo è vincere ma senza barare.

Le difficoltà della vita sono come il terreno che oppone resistenza al seme, che però deve germogliare per vedere la luce. Questo “buon combattimento” ci forgia e ci rende più forti, preparandoci a raccogliere i frutti dei nostri sacrifici. Anche quando “Saturno è contro”, come si dice in astrologia, è necessario lavorare duro e a volte migrare in cerca di un futuro migliore, come hanno fatto Abramo, Elon Musk o molti altri imprenditori e cervelli in fuga.

Il mio desiderio personale è trovare “l’erba più verde”, e anche se non so dove Dio mi porterà, so che posso forzare la Sua mano agendo con coraggio e fede, proprio come fece il profeta Elia quando scelse di disobbedire per fare il bene. Dio non punisce chi agisce con cuore e volontà, ma benedice chi compie il bene anche contro le regole apparentemente stabilite.

Dio può far crescere l’erba più verde ovunque e può far nascere la speranza dove sembra impossibile. Quando ho affrontato un momento di estrema difficoltà, ho pregato non per me stesso, ma per la fede di mia madre. E grazie a quella preghiera, sono ancora qui a raccontare che la fede può salvare.

Credere in sé stessi, lottare contro le imposizioni e affidarsi alla fede non significa ignorare le difficoltà, ma trovare la forza di superarle e scrivere la propria storia. Noi siamo gli autori del nostro destino, e il capitolo più bello è quello che ancora dobbiamo scrivere.



(144) Mafia, familismo e destino mancato: perché il Sud non ha mai avuto la sua borghesia

Quando si prova a spiegare il sottosviluppo del Mezzogiorno italiano, si cade spesso nella trappola delle spiegazioni monocausali. C’è chi a...