Echi di fuoco - Echos des Feuers

Ogni volta che chiudo gli occhi, sento due echi lontani che si confondono: uno è il clangore dei cannoni del 1916, l’altro il ronzio dei quadrimotori alleati sopra Dachau, nell’aprile 1945.


Nel primo ricordo, sono un generale tedesco, con l’elmo chiodato che riflette la luce grigia della trincea, il petto gravato di croci di ferro e gli uomini che attendono i miei ordini con timore e speranza. Ogni scelta pesa come un macigno sulla mia anima giovane e già stanca. Il fango e la polvere mi avvolgono, e il rombo lontano dei cannoni entra dentro di me come un canto funebre.

Decenni dopo, la stessa anima si trova in un altro corpo, in un’altra guerra. Sono un ragazzo appena maggiorenne, chiamato a servire la Germania nazista. Gli aerei alleati fischiano nel cielo, le bombe esplodono e le onde d’urto penetrano nei rifugi antiaerei. Il terrore è più diretto, più immediato, eppure qualcosa dentro di me riecheggia la disciplina, la responsabilità e la paura della vita passata: un sussurro invisibile che mi dice come sopravvivere, come respirare sotto la pioggia di fuoco e morte.

Non so se sia memoria o semplice intuizione, ma sento la continuità sottile della mia anima, come un filo che attraversa gli anni e i corpi, osservando la Germania consumarsi tra guerre e ideali infranti. Due vite, due ruoli opposti, eppure la stessa anima che tenta di comprendere la follia degli uomini e la propria fragile eternità.




Jedes Mal, wenn ich die Augen schließe, höre ich zwei ferne Echos, die miteinander verschmelzen: eines ist das Krachen der Kanonen von 1916, das andere das Brummen der alliierten Viermotoren über Dachau im April 1945.

In der ersten Erinnerung bin ich ein deutscher General, mit dem Pickelhaube, das das graue Licht des Schützengrabens reflektiert, die Brust mit Eisernen Kreuzen beschwert, und Männer, die meine Befehle mit Furcht und Hoffnung erwarten. Jede Entscheidung wiegt wie ein Stein auf meiner jungen und schon erschöpften Seele. Der Schlamm und der Staub umhüllen mich, und das ferne Dröhnen der Kanonen dringt in mich ein wie ein Trauergesang.


Jahrzehnte später befindet sich dieselbe Seele in einem anderen Körper, in einem anderen Krieg. Ich bin ein gerade volljähriger Junge, der in der Wehrmacht dienen muss. Die alliierten Flugzeuge pfeifen am Himmel, Bomben explodieren und die Druckwellen dringen in die Luftschutzbunker ein. Die Angst ist unmittelbarer, direkter, und doch hallt etwas in mir die Disziplin, Verantwortung und Furcht des vergangenen Lebens wider: ein unsichtbares Flüstern, das mir sagt, wie ich überleben, wie ich unter dem Regen aus Feuer und Tod atmen kann.

Ich weiß nicht, ob es Erinnerung oder bloße Intuition ist, aber ich spüre die feine Kontinuität meiner Seele, wie ein Faden, der durch Jahre und Körper läuft und die Deutschland zwischen Kriegen und zerbrochenen Idealen vergehen sieht. Zwei Leben, zwei entgegengesetzte Rollen, und doch dieselbe Seele, die versucht, den Wahnsinn der Menschen und ihre eigene fragile Ewigkeit zu verstehen.

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