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(112) Duecento articoli gratis per un patentino inutile

Non ho alcuna intenzione di fare il giornalista. Potrei scrivere duecento articoli senza l’aiuto dell’intelligenza artificiale, potrei persino superare l’esame di Stato senza raccomandazioni e pagare senza difficoltà i duecento euro l’anno per avere il tesserino che mi autorizzerebbe a dire “press, press” come fosse un lasciapassare. E non mi scandalizza nemmeno l’albo, che molti considerano un residuato fascista: per me resta un orpello, un ostacolo formale che non toglie né aggiunge nulla alla sostanza della scrittura. È una barriera inutile, un timbro burocratico che pretende di definire chi abbia diritto di parlare e chi no, quando la parola dovrebbe essere libera per definizione.


Vado di fretta, non certamente di stampa

La verità è che ad una redazione io preferisco una scrivania con il mio portatile e il silenzio necessario a creare mondi. Preferisco il battito delle mie idee, l’odore delle pagine in lavorazione, l’anticipo dell’editore già in tasca, all’illusione di un patentino che certifica una qualifica mentre imbriglia la voce. Non mi interessa commentare la politica dietro un microfono e un titolo di cronaca quando, se mai lo desiderassi, potrei farla direttamente. Perché il giornalismo non è solo una professione: è un diritto civile. E la scrittura è libertà.

Se davvero fosse indispensabile, in questo Paese, far parte dell’albo per essere credibili come scrittori, allora lo farei. Scriverei quei duecento articoli di cronaca gratis, uno dopo l’altro, non per onorare un patentino, ma per mostrare quanto sia ridicola la condizione di chi pretende di stabilire regole alla parola. Sarebbe un atto di dissenso, una satira civile.

Il patentino della parola è un’illusione: un lasciapassare burocratico che oggi, in un’era in cui chiunque può pubblicare, suona come un relitto di un passato autoritario. Io rifiuto quell’illusione. Non cerco il riconoscimento di una categoria, non aspiro all’investitura di un albo. La mia strada è la scrittura stessa. Il mio patto è con chi legge, non con un’istituzione. E se la libertà di scrivere deve essere guadagnata a colpi di articoli o a colpi di tesserino, io scelgo di guadagnarla restando libero.

Perché la libertà non si compra, non si certifica. Si conquista. E la conquista più grande è poter dire: io scrivo senza permesso.

Santi in Paradiso e Anime del Purgatorio: tra raccomandazioni e poteri invisibili

 [Post a tempo: scadenza 31 dicembre 2030]


In Italia tutti cercano santi in Paradiso. Chi deve ottenere qualcosa sa che il merito da solo non basta: occorre avere l’amico giusto, il parente ben piazzato, il conoscente con un ufficio strategico. Liste d’attesa che si accorciano per chi ha il santo migliore, figli sistemati in posti impensabili, posizioni conquistate più grazie ai favori che alle competenze. All’estero, in Germania, la chiamano vitamina B; gli occhi stranieri si spalancano increduli di fronte a ciò che qui è quasi una tradizione, una rete invisibile di santi terreni che vegliano sugli uomini.

Ma io ho scoperto un altro tipo di potere, più antico e silenzioso: le Anime del Purgatorio. Spiriti senza diritto al Paradiso, dimenticati dagli uomini ma vigili sugli umili, che agiscono senza clamore, senza ambizioni, senza favoritismi. Non hanno uffici né titoli; muovono la realtà con leggerezza e precisione attraverso sincronicità, incontri casuali che casuali non sono, parole dette da sconosciuti che aprono porte chiuse, gesti minimi che cambiano il corso delle cose.

Ricordo una volta, in un vicolo stretto di Napoli, quando un uomo anziano mi sorrise e indicò una porta chiusa, dicendo soltanto “Prova lì”. Non c’era logica, non c’era interesse: il giorno dopo, quella porta si rivelò l’unica via per un’opportunità che avevo cercato per mesi. Nessun santo terreno avrebbe potuto orchestrare qualcosa di così invisibile e perfetto. Eppure accade, ogni giorno, sotto gli occhi di chi non sa guardare.

In un’altra occasione, una giovane barista, senza saperlo, pronunciò la frase giusta al momento giusto. Non era una raccomandazione, né un favore: era un atto spontaneo, insignificante per chiunque, ma decisivo per me. Oppure quella vicina di casa che mi parlò di una persona “che forse può aiutarti”, senza sapere quanto valesse davvero. Sono piccoli miracoli quotidiani, invisibili ma reali, orchestrati dalle Anime del Purgatorio.

Questi spiriti si muovono tra i vicoli, nelle chiese dimenticate, nei cimiteri trascurati, negli altari improvvisati. Sono più potenti del potere umano, perché non conoscono paura, ambizione o orgoglio. Mentre i santi terreni misurano la loro forza in titoli, raccomandazioni e influenza apparente, le Anime del Purgatorio lavorano nell’ombra, silenziose ma efficaci, modificando la realtà di chi sa riconoscerle.

Un giorno mi trovai in una piccola piazza, osservando un gruppo di persone che discuteva animatamente per un posto di lavoro pubblico. Tutti i santi terreni combattevano a colpi di potere e connessioni. Io, invece, mi limitai a camminare senza fretta; pochi minuti dopo, un uomo che avevo appena incrociato mi offrì un contatto fondamentale. Nessuna logica apparente, nessun favoritismo visibile: solo la mano delle Anime del Purgatorio che interveniva tra la folla e il caos del mondo.

E così, in un paese ossessionato dai santi terreni, ho imparato a contare su forze invisibili ma reali. Le Anime del Purgatorio sono custodi di un ordine segreto, antiche e silenziose, capaci di plasmare la vita con piccoli miracoli quotidiani. Ogni gesto, ogni incontro, ogni parola detta al momento giusto può diventare il loro strumento. Non le vedi, non le senti, ma le percepisci nei dettagli che cambiano tutto, nel sottile intreccio tra realtà e invisibile, dove il potere terreno si inchina, inconsapevole, davanti alla loro quieta grandezza.

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