Essere o non essere: la cremazione come scelta contemporanea

Un giorno, forse, l’alunno distratto confonderà Otello con Amleto e leggerà “Essere o non essere, questo è il problema” afferrando un'urna cineraria; nel mondo funerario invece il dubbio non è filosofico, ma pratico, e si traduce in una scelta concreta: cremazione o sepoltura? Oggi in Italia la risposta si sposta sempre più verso la prima.

Secondo le ultime statistiche ufficiali pubblicate da SEFIT Utilitalia, nel 2023 l’incidenza delle cremazioni sui decessi totali ha raggiunto il 38,16 %, in crescita rispetto al 36,43 % del 2022. Per il 2024 non ci sono ancora dati consolidati, ma le stime parlano di una quota compresa tra il 38 e il 40 %, con punte molto più alte nel Nord Italia, dove in alcune città si sfiora l’80 %.

La crescita ha radici lontane. Alla fine del secolo scorso la cremazione era pressoché marginale: nel 2000 interessava poco più del 5 % dei decessi. Nel 2020 si era già arrivati oltre il 33 %. Oggi in molte aree del Nord e Centro Italia le percentuali superano la media nazionale, mentre al Sud la diffusione è frenata dalla minore disponibilità di impianti, con conseguente trasferimento delle salme verso altre regioni.

Gli esperti stimano che, se il trend proseguirà con questo ritmo, entro il 2030 la cremazione potrebbe arrivare a coprire fino al 90 % dei decessi, lasciando nei cimiteri interi settori dei campi di inumazione vuoti. Una trasformazione che ridisegnerà non solo la geografia del lutto, ma anche lo stesso paesaggio urbano, modificando la funzione e l’uso dei cimiteri.

Amleto 2.0: al posto del teschio l'urna cineraria 

Oltre agli aspetti economici e pratici, questa rivoluzione solleva interrogativi più profondi. I cimiteri non sono solo luoghi di sepoltura, ma spazi di memoria collettiva, custodi di storie, affetti e identità comunitarie. Se intere aree resteranno inutilizzate, occorrerà ripensarne il ruolo: da distese silenziose di croci e lapidi a possibili parchi della memoria, spazi culturali o luoghi di meditazione aperti alla collettività. In fondo, la scelta tra sepoltura e cremazione non riguarda soltanto il destino di un corpo, ma il modo in cui una società decide di custodire il ricordo dei propri morti e, con esso, la propria storia.

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