Harold Robbins: lo scrittore che trasformò lo scandalo in best seller

Quando si parla di Harold Robbins, non si può non pensare a un uomo che ha saputo rovesciare le regole del gioco letterario. Nato a New York nel 1916 da una famiglia di immigrati ebrei, cresciuto in condizioni difficili e con alle spalle lavori umili, Robbins non sembrava destinato a diventare uno degli autori più venduti del Novecento. Eppure, con astuzia e determinazione, seppe infrangere il muro dell’indifferenza che tanti aspiranti scrittori incontrano e costruire una carriera straordinaria, fatta di scandali, polemiche e milioni di copie vendute.

Il suo esordio nel 1948 con Never Love a Stranger fu un colpo di frusta: un romanzo che raccontava prostituzione, criminalità giovanile, sesso e violenza senza filtri. Troppo audace per la critica, irresistibile per il pubblico, che si lasciò attrarre dal fascino proibito delle sue pagine. Robbins comprese subito che il vero segreto non era piacere a tutti, ma sedurre chi cercava emozioni forti, personaggi larger than life e ambienti dove denaro e desiderio si intrecciavano inesorabilmente.

Harold Robbins

Il legame con Hollywood fu decisivo. Dopo aver lavorato come impiegato alla Universal Pictures, Robbins intuì che le sue storie dovevano avere la stessa potenza visiva di un film. Dialoghi rapidi, scene spettacolari, intrecci che sembravano fatti apposta per lo schermo: non a caso molti dei suoi romanzi vennero adattati al cinema e in televisione, amplificando la sua fama e consolidando la sua immagine di narratore popolare.

Con The Carpetbaggers (1961), ispirato alla vita di Howard Hughes, Robbins raggiunse l’apice del successo internazionale. Da lì in avanti, romanzi come The Adventurers o The Betsy alimentarono una produzione incessante che, pur snobbata dai critici, conquistò lettori in ogni angolo del mondo. Alla fine della sua carriera, i suoi libri erano stati tradotti in oltre trenta lingue e avevano superato i settecentocinquanta milioni di copie vendute.

Certo, Robbins non fu mai considerato un grande stilista. La critica lo bollava come volgare, sensazionalista, a volte persino kitsch. Ma proprio in questa apparente mancanza di raffinatezza si nascondeva la sua formula vincente: scrivere come se stesse già girando un film, raccontare ciò che gli altri tacevano, trasformare lo scandalo in spettacolo.

Quando morì a Palm Springs nel 1997, lasciò dietro di sé un’eredità controversa ma indiscutibile. Harold Robbins non fu un autore da premi letterari, ma un vero fenomeno editoriale. Seppe capire prima di tanti altri che i lettori non cercano sempre profondità e introspezione: a volte vogliono essere travolti da storie più grandi della vita stessa, dove sesso, denaro e potere si fondono in un irresistibile romanzo del desiderio umano.

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