A Montelupo del Bosco, i partiti politici non sono altro che scatole colorate, e le tessere al loro interno hanno la strana abitudine di non corrispondere a ciò che dichiarano. Mario Rossi, uomo di destra convinto, sogna Fratelli d’Italia, ma il circolo locale è presieduto da Luca Bianchi, suo nemico storico fin dai tempi della scuola elementare, il cui solo sorriso basta a farlo rabbrividire. Così Mario, con la sua tessera infilata nel Partito Democratico come un’inaspettata cravatta fuori moda, annuisce alle riunioni, stringe mani, propone giardini comunitari e tace sulle vere leggi che vorrebbe cambiare. La sua tessera è una maschera, il suo partito un palcoscenico, e lui un attore che recita una commedia scritta da altri.
Giovanni, invece, è l’asso del paradosso. Ammiratore di Hitler, estremista che farebbe tremare qualunque aula di tribunale, sceglie un partito centrista, cattolico e progressista come se fosse un costume di carnevale. Sorride, annuisce, organizza feste di quartiere e dibattiti sulle api, mentre dentro di sé pianifica mondi impossibili, pieni di ideali proibiti. La sua tessera è un biglietto d’ingresso a un teatro dove non può mai parlare, e il pubblico ignaro applaude convinto che stia recitando una commedia educativa.
Il borgo intero sembra trasformato in un circo. C’è chi urla “Democrazia!”, chi sogna “Leggi severe!”, chi vuole “Tutti amici, tutti uguali!” e tutti indossano tessere che valgono più per la sopravvivenza che per la convinzione. Gli elettori si muovono tra assemblee, cene sociali e piccole guerre di cortile, senza sapere se stanno votando idee, persone o semplicemente colori. E le tessere, come piccoli talismani, proteggono dai nemici personali più che dalle proprie contraddizioni.
Alla fine, a Montelupo del Bosco, la politica non è più il regno delle idee, ma la farsa delle maschere. E l’unica legge che conta davvero è una sola: chi ride per ultimo, sorride meglio… perché in questo borgo, le tessere pazze non servono a scegliere il futuro, servono a sopravvivere al presente.
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