Negli ultimi anni in Italia, il panorama dell’attivismo civico ha conosciuto un’esplosione: comitati per l’acqua pubblica, battaglie No Tav contro la Torino-Lione, proteste No Tap contro il gasdotto nel Salento. Queste realtà dimostrano che, nonostante la crisi dei partiti tradizionali, la società civile non è passiva: esistono sensibilità vive, pronte a mobilitarsi quando un tema tocca da vicino la vita quotidiana dei cittadini.
Eppure, proprio in questa vitalità si nasconde un limite strutturale. I comitati civici nascono attorno a un unico obiettivo, e la loro forza è spesso la chiarezza della causa che difendono. Questo li rende capaci di raccogliere firme, organizzare manifestazioni, attirare l’attenzione dei media e mettere pressione sull’opinione pubblica. Tuttavia, questa concentrazione su un tema solo li priva di una visione politica più ampia e, soprattutto, della capacità di incidere direttamente sui processi decisionali.
Il caso dei referendum sull’acqua pubblica del 2011 è emblematico. Il movimento che aveva animato le piazze e raccolto milioni di firme da solo non avrebbe mai potuto modificare la legge senza il sostegno dei partiti che decisero di sposare la causa e di portarla in Parlamento. Allo stesso modo, le battaglie No Tav, per quanto lunghe e combattive, hanno ottenuto risultati solo quando sono riuscite a interagire con la politica locale o nazionale, trovando interlocutori in grado di trasformare la protesta in decisione amministrativa o normativa.
La differenza tra un comitato civico e un partito politico è sostanziale: il partito ha gli strumenti per tradurre istanze sociali in proposte legislative, per incidere sugli indirizzi di governo, per negoziare compromessi. Il comitato, invece, può accendere una scintilla, ma senza il ponte con la politica rischia di vedere i suoi sforzi dissolversi nel tempo, lasciando entusiasmo ma pochi risultati concreti.
Non si tratta di sminuire il ruolo dei comitati: spesso sono il seme che obbliga la politica a confrontarsi con problemi altrimenti ignorati. Ma è indubbio che la loro efficacia reale dipenda dalla capacità di trovare una sponda politica. Senza quella, anche la protesta più partecipata rischia di restare circoscritta alla piazza, incapace di trasformarsi in cambiamento duraturo. In questo senso, la forza dei comitati civici è anche la loro debolezza: sono capaci di accendere fuochi, ma per mantenerli vivi servono alleanze con chi, nella politica strutturata, può trasformare le istanze della società in risultati concreti.

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