Nei piccoli comuni italiani la politica locale assume spesso caratteristiche peculiari rispetto ai grandi centri urbani, dove contano più le coalizioni e le strategie di partito. In queste realtà ridotte, la scelta degli elettori tende a privilegiare figure di fiducia consolidate, spesso a discapito della competenza amministrativa. I medici di base rappresentano forse l’esempio più emblematico di questo fenomeno. La loro presenza capillare sul territorio, unita a un elevato prestigio sociale e a spiccate capacità relazionali, li rende candidati naturali, anche senza un vero progetto politico alle spalle. La fiducia che suscitano tra i cittadini è spesso tale da far passare in secondo piano l’assenza di conoscenze specifiche sulla gestione della cosa pubblica. Purtroppo, il prestigio professionale nella sanità non garantisce automaticamente competenze amministrative, e non è raro che solo al termine del primo mandato i medici apprendano le differenze fondamentali tra una determina e una delibera o comprendano appieno il funzionamento del bilancio comunale e del TUEL.
Non si può, tuttavia, generalizzare e attribuire l’inadeguatezza esclusivamente a questa categoria. Altri professionisti, come avvocati, insegnanti, imprenditori o tecnici, affrontano sfide simili. Gli avvocati portano una conoscenza approfondita del diritto e abilità di negoziazione, ma spesso tendono a concentrarsi su aspetti teorici o contenziosi, trascurando la gestione concreta dei servizi pubblici. Gli insegnanti e i professori possiedono una solida cultura generale e capacità pedagogiche, utili nella comunicazione con la comunità, ma raramente dispongono di strumenti pratici per amministrare bilanci, regolamenti e procedure complesse. Gli imprenditori e i commercianti, invece, introducono una visione pragmatica e capacità decisionali, ma il loro approccio orientato al profitto rischia di entrare in conflitto con l’interesse collettivo. Anche i professionisti tecnici, come geometri e ingegneri, seppur essenziali nella gestione di lavori pubblici e urbanistica, possono mostrare una visione ristretta al loro campo, trascurando altri settori strategici per la comunità.
Il quadro che emerge è quello di una politica locale in cui la fiducia personale e la riconoscibilità sociale spesso pesano più della preparazione tecnica. Nei piccoli centri, dove i numeri elettorali sono limitati, anche pochi voti possono determinare l’esito delle elezioni, premiando chi gode di una reputazione consolidata più che chi possiede competenze amministrative approfondite. I medici, grazie alla loro notorietà e alla relazione quotidiana con centinaia di cittadini, incarnano al meglio questo paradosso: figure di riferimento nella comunità, ma non sempre all’altezza della complessità gestionale richiesta per governare efficacemente. Il fenomeno non è unico né esclusivo, ma evidenzia un problema più generale della politica locale italiana: la mancanza di percorsi formativi strutturati per chi si affaccia all’amministrazione pubblica, che lascia il campo al talento relazionale e alla reputazione personale più che alla competenza tecnica.
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