Roma, una sera di fine estate. Cammino tra i sampietrini della piazza davanti alla sede storica del Movimento 5 Stelle. Le luci gialle dei lampioni illuminano i manifesti consumati dal tempo, quelli dei primi vaffanculo urlati contro la politica tradizionale. Un gruppo di giovani discute animatamente vicino a un chiosco, tra risate e gesti nervosi. L’aria profuma di caffè e di pizza appena sfornata, ma anche di tensione, di attesa. Qui il Movimento non è più quello di Grillo: oggi è una forza silenziosa, che cerca di capire chi vuole essere.
Entro nella sede. Il brusio dei militanti è basso, controllato, ma denso di energia. Marco, un romano di trentacinque anni, si alza appena mi vede. “Vieni a vedere come stiamo cercando di organizzare il Movimento con Conte,” mi dice, indicando un grande tavolo dove le carte dei programmi sociali e ambientali sono disposte con ordine chirurgico. “È tutto più serio, ma…”, abbassa la voce, “manca quella rabbia che ci dava forza.”
Lucia, attivista di Napoli, interviene. Ha le mani sporche di pennarelli e occhi che brillano di passione. “Non vogliamo diventare un partito qualsiasi. Conte ci dà credibilità, ma ogni passo verso la moderazione rischia di allontanare chi ci ha votato per la nostra forza dirompente.” Dal corridoio arrivano voci di discussioni sui temi locali, sulle alleanze future, sulle regole interne. Il rumore è vivo, ma contenuto, come un fiume che scorre sotto il ghiaccio: potente, ma nascosto agli occhi del mondo.
Esco di nuovo in piazza. Tra la folla, si sentono opinioni contrastanti. Un pensionato mi racconta di aver votato Cinque Stelle per ribellione, oggi si chiede se riconosce ancora il suo Movimento. Una studentessa, invece, applaude la calma di Conte: “Finalmente qualcuno che parla di programmi concreti senza urlare. Questo ci può far tornare credibili.” Le strade diventano un palcoscenico di dubbi, speranze, paure.
Poi, da un angolo, si leva una voce più forte, determinata: “Il Movimento deve sopravvivere! Non possiamo lasciare che la storia finisca così!” È un ragazzo con la maglietta dei Meetup originari, occhi fissi sulle luci della sede. La piazza si ferma un attimo a guardarlo, poi riprende a discutere, tra clacson di auto e risate di bambini che giocano tra le fontane.
Cammino lungo i sampietrini, ascoltando. Il Movimento 5 Stelle dopo Grillo appare come un corpo che cerca un’anima nuova. Conte cammina al timone, misurato, serio, pronto a dare stabilità e credibilità. Ma il popolo grillino è ancora lì, tra piazze, mercati e riunioni interne, a chiedersi se vuole abbracciare questo cambiamento o voltare pagina. La risposta non arriverà dalle stanze chiuse o dai comunicati stampa: arriverà dai voti, dagli sguardi degli elettori, dai cuori di chi un tempo urlava “vaffanculo” e ora cerca una speranza più concreta.
La piazza si svuota lentamente. Rimane il profumo di caffè e di pizza, e il rumore lontano di una città che non dorme mai. Il Movimento 5 Stelle cammina su un filo sottile tra declino e rinascita, e chiunque osservi oggi, tra luci e ombre, sa che la storia è ancora tutta da scrivere.
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