(122) Satyricon perduto: ricostruzione di un romanzo incompiuto

Encolpio e  Ascilto - Mosaico nella Villa di Trimalchione (Pollena Trocchia)


Capitolo I – L’antefatto scolastico

Encolpio e Ascilto si conoscono sui banchi della scuola di retorica. Lì, tra maestri pomposi e dispute infinite su come si debba parlare in pubblico, nasce il loro rancore. A dividerli non è soltanto la competizione accademica, ma soprattutto Gitone, il giovane che con i suoi silenzi e i suoi sorrisi riesce a destabilizzare entrambi. È lui la vera causa delle prime liti, il motivo per cui i due iniziano a contendersi più di ogni ricchezza o onore. Nelle aule dove si declamano versi e si finge grandezza, prende forma una lotta più intima e segreta, che porterà i tre a vagare inquieti fuori dalle mura scolastiche, in cerca di vita e avventure.


Capitolo II – La contesa di Gitone

La rivalità si fa aperta, ma Gitone non sceglie mai fino in fondo. Un giorno si lascia trascinare da Encolpio, un altro si confida con Ascilto. Questa incertezza lo rende ancor più desiderabile, e i due rivali si inseguono e si combattono a colpi di gelosie e tradimenti. Le loro peregrinazioni attraverso le città diventano il teatro di continue fughe e ricongiungimenti, con porte sbarrate nella notte e promesse infrante all’alba. Intorno a loro, la vita quotidiana dell’Impero appare nei suoi contrasti: ricchi mercanti e mendicanti, liberti che si fingono nobili e nobili ridotti alla fame.


Capitolo III – La Cena di Trimalchione

Il viaggio conduce i protagonisti nella casa di Trimalchione, un liberto arricchito che incarna l’eccesso più grottesco. La sua cena è uno spettacolo di abbondanza e cattivo gusto: piatti che imitano costellazioni, vini rari versati in coppe d’oro, portate accompagnate da danzatori e musicisti. Encolpio, divertito e disgustato al tempo stesso, osserva Gitone sorridere a quel mondo che gli pare assurdo. Ma proprio in quell’ambiente, mentre Trimalchione si vanta delle sue fortune, la tensione tra i tre amici cresce, e gli sguardi tradiscono complicità segrete che feriscono come lame.


Capitolo IV – Il viaggio per mare

Lasciata la casa del liberto, i protagonisti si imbarcano. Le navi li portano da un porto all’altro, e le notti trascorse in spazi angusti aumentano le tensioni. Gitone è sempre in mezzo, come un dono e una maledizione, e i due rivali non possono né rinunciarvi né spartirlo. Nel frastuono del mare e nelle soste forzate in terre ostili, le avventure diventano sempre più simili a disavventure: risse, truffe, fughe improvvise. Ma anche qui l’amore e il desiderio non si spengono, anzi si alimentano nella precarietà del viaggio, come fiamme che ardono più forti quando manca l’aria.


Capitolo V – Crotona e l’inganno finale

La meta ultima è Crotona, città dominata da una sola ossessione: la ricchezza degli anziani e le eredità da carpire. Qui Eumolpo, vecchio poeta che accompagna la compagnia, decide di fingersi un uomo facoltoso. Immediatamente attorno a lui si stringe una folla di adulatori, pronti a ogni servilismo pur di guadagnarsi un posto nel testamento. Encolpio osserva il teatro dell’inganno e capisce che tutto è destinato a svelarsi, che ogni menzogna porta con sé la rovina. Il romanzo probabilmente si chiudeva con la morte di Eumolpo e con una nuova fuga dei tre giovani, costretti ancora una volta a ricominciare da capo.


Epilogo

Il cerchio si chiude senza riscatto. Encolpio resta il narratore di un cammino fatto di gelosie, desideri mai saziati e cadute continue. Nessun trionfo, nessuna purezza, solo la vita stessa, con i suoi inganni e le sue passioni. Così il Satyricon non appare come un racconto di formazione, ma come la parodia di ogni speranza di compimento. E forse è proprio in questa incompiutezza, nello sguardo ironico e disincantato con cui tutto viene raccontato, che risiede la sua forza immortale.

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