Essere patriota significa amare la propria terra, custodire le sue tradizioni, difendere la sovranità nazionale e riconoscersi nella comunità civile senza per questo cadere negli eccessi del nazionalismo. Il patriottismo autentico non ha nulla a che vedere con il fascismo, eppure in Italia si continua a confondere i due piani. Alla radice di questo equivoco c’è quello che potremmo definire il “furto del fascio littorio”, un simbolo antico e universale che apparteneva allo Stato e che fu sequestrato da un partito politico nel 1919.
Il fascio littorio nasce nella Roma repubblicana come emblema di autorità civile e di unità collettiva: i bastoni legati insieme indicano che la comunità, coesa, è più forte dell’individuo; la scure simboleggia il potere coercitivo che ogni ordinamento deve possedere per garantirsi. Non è un’invenzione del Novecento, ma un’eredità millenaria della nostra civiltà. Con Mussolini e i Fasci di combattimento, questo simbolo viene distorto, ridotto a marchio di partito e infine compromesso per sempre dal suo legame con un regime autoritario.
In Francia, al contrario, il fascio littorio sopravvive come ornamento repubblicano e si trova inciso perfino nei tribunali. In Spagna è presente nel simbolo della Guardia Civil. Negli Stati Uniti, lo si scorge su monumenti e palazzi del potere federale. Nessuno in quei paesi pensa di associare quel segno al fascismo: esso conserva intatto il suo significato originario, legato all’autorità dello Stato e alla coesione civica. In Italia invece il peso della storia lo ha reso un tabù.
Da allora il fraintendimento non si è esaurito. Non sono solo i dichiarati eredi del fascismo a richiamarsi, più o meno esplicitamente, a quella simbologia. Anche altre formazioni politiche hanno mutuato dal modello del partito unico logiche interne poco democratiche: il capo che si identifica con il simbolo, il leader che diventa “padre padrone”, i meccanismi di selezione opachi che negano la partecipazione dal basso. È come se, sotto forme nuove e travestite, l’ombra lunga del furto continuasse a inquinare la vita politica.
Eppure il patriottismo vero dovrebbe muoversi in direzione opposta. Non è nostalgia per un passato autoritario, né cieca esaltazione di simboli deformati dal fascismo. È, piuttosto, la capacità di riconoscere la propria nazione come comunità viva, da difendere e da servire nel rispetto della libertà e della pluralità. Essere patrioti, oggi, significa distinguere con chiarezza tra la forza unificante dello Stato e le scorciatoie di chi confonde identità con autoritarismo.
Il fascio littorio, in fondo, ci ricorda che la forza non sta nell’imposizione del capo, ma nell’unione solidale di un popolo. Restituire a quel simbolo il suo significato originario non è un atto nostalgico, ma un modo per liberare il patriottismo italiano da ogni sospetto di complicità con il fascismo e riaffermare che la democrazia stessa è la più alta forma di amore per la patria.
