Visualizzazione post con etichetta Gennaro Ascione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gennaro Ascione. Mostra tutti i post

(132) Gennaro Ascione e la loggia del Sebeto

Le vicende di Gennaro Ascione e della sua enigmatica Loggia del Sebeto riposano negli archivi di Stato, sepolte sotto faldoni dimenticati e sigilli sbiaditi.

Ascione, nato a Venafro nel 1837, era un uomo di doppia lealtà: agente borbonico e iniziato alla Massoneria, due vocazioni apparentemente inconciliabili che egli tentò per tutta la vita di unire sotto un’unica visione politica e spirituale. Morì a Venezia nel 1894, in un esilio silenzioso, portando con sé segreti che solo pochi, a Napoli, ricordano ancora a voce bassa.


Gennaro Ascione ( 1837 - 1894)

Sotto il regno di Ferdinando II, Ascione aveva concepito un disegno audace: piegare la Massoneria alle finalità della monarchia borbonica, fondando una rete iniziatica capace di difendere il trono contro le infiltrazioni inglesi e piemontesi.
Il suo progetto aveva una precisa impronta antibritannica e filoasburgica: in un’epoca in cui la Gran Loggia d’Inghilterra dettava i dogmi della libera muratoria europea, Ascione volle ribaltare l’asse simbolico, ponendo Napoli al centro, non Londra.
La Loggia del Sebeto nacque da questa ribellione ideale: un laboratorio di dottrine segrete, di riti e parole d’ordine che fondevano la mistica del Sud con la diplomazia occulta dei Borbone.

I rituali del Sebeto, redatti in parte dallo stesso Ascione, richiamavano nella forma il Rito Scozzese Antico e Accettato, ma se ne discostavano nella sostanza.
Rifiutavano la matrice egizia, tanto in voga nelle logge d’élite del tempo, e preferivano un linguaggio mitologico radicato nel territorio, popolato di simboli fluviali, vulcanici e marini.
Secondo i documenti superstiti, le cerimonie iniziatiche si svolgevano in ambienti sotterranei nei pressi del Sebeto, dove l’acqua filtrava dal tufo e veniva raccolta in catini di rame.
Il novizio, inginocchiato, doveva pronunciare un giuramento di fedeltà “al Regno e alla Sapienza Napoletana”, una formula tanto politica quanto esoterica.

Il simbolo della Loggia era un’immagine allegorica: il dio fluviale Sebeto, possente e barbuto, che trionfa sul Vesuvio.
La scena, racchiusa in un ovale rituale, simboleggiava il dominio della conoscenza e dell’equilibrio naturale sull’ira distruttiva del fuoco.


Il Sebeto, spirito dell’acqua e della memoria, rappresentava la continuità del popolo napoletano; il Vesuvio, invece, incarnava la forza caotica delle rivoluzioni e delle invasioni.
Nel loro scontro mitico, la Loggia vedeva l’eterno conflitto tra ordine e disgregazione, fedeltà e tradimento.

I rituali della Loggia sarebbero andati perduti per sempre se non fosse stato per Angelo Lombardi, segretario personale di Ascione.
Nel caos che seguì la caduta del Regno e la fuga del re, Lombardi nascose i manoscritti nella copertina di un messale, conservato nella chiesa della Pietatella.
Quel gesto, compiuto in segreto una notte del 1861, assicurò la sopravvivenza del corpus rituale del Sebeto.
Decenni più tardi, un archivista veneziano li avrebbe ritrovati, piegati e ingialliti, con le annotazioni marginali di Ascione: “La Sapienza di Napoli non si estinguerà finché il fiume avrà voce.”

La Loggia del Sebeto non sopravvisse agli eventi politici dell’Unità.
Il sogno di una Massoneria filoborbonica, autonoma e mediterranea, si dissolse insieme al regno stesso.
Eppure, tra i pochi frammenti rimasti, sopravvive un’idea potente: che Napoli, non Londra, potesse essere il vero centro di una tradizione iniziatica capace di coniugare fede, politica e mistero.
Un’utopia partenopea sepolta nella storia — ma mai del tutto spenta.

(144) Mafia, familismo e destino mancato: perché il Sud non ha mai avuto la sua borghesia

Quando si prova a spiegare il sottosviluppo del Mezzogiorno italiano, si cade spesso nella trappola delle spiegazioni monocausali. C’è chi a...