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A Palinuro è rimasto il mio cuore di bambino

Il primo agosto partivamo sempre con l’emozione nel cuore, mentre in auto risuonavano le canzoni dei Righeira: “Vamos a la playa” e “No tengo dinero” ci accompagnavano lungo la strada ancora incontaminata. Non esisteva ancora la superstrada che da Battipaglia porta a Vallo della Lucania, e così percorrevamo l’antica strada piena di tornanti, attraversando il centro abitato di Pisciotta, dove le case sembravano addormentate sotto il sole di agosto.




Dopo qualche chilometro arrivavamo alle Saline, e da lontano si stagliava il promontorio di Palinuro, imponente e familiare. Noi proseguivamo verso Marina di Camerota, attraversando il ponte sul fiume Mingardo, per poi imboccare una discesa sulla destra. La strada scendeva lentamente tra il verde, con i campeggi a destra e a sinistra, fino a una curva che nascondeva un campetto da tennis e, subito dopo, un cancello di legno.
Il cancello dietro il quale è rimasto il mio cuore di bambino (Marina di Camerota)

E lì, sotto la pineta, finalmente eravamo arrivati a destinazione. L’aria profumava di resina, il canto incessante delle cicale ci accolse come un vecchio amico, e tutto intorno a noi prometteva un mese di sole, mare e avventure indimenticabili. Ogni angolo della Mingardina custodiva giochi, corse sulla sabbia e il sapore salmastro del vento, mentre il mare ci abbracciava ogni mattina con il suo azzurro cangiante e ogni tramonto dipingeva la spiaggia di colori impossibili.


Gli anni trascorsero così, dal 1982 al 1985, tra pineta e mare, tra risate e lunghe giornate di libertà. Poi, alla fine di agosto 1985, durante il viaggio di ritorno, ascoltavamo “L’estate sta finendo” dei Righeira. La musica risuonava nell’auto, ma dentro di me c’era un senso di dolce malinconia. Quella sarebbe stata la mia ultima estate alla Mingardina. L’anno successivo, con la morte della mia nonna, non ci tornammo più… e mai più ci siamo andati.


Ogni volta che ascolto quella canzone oggi, il cuore torna a quel promontorio, al canto delle cicale, al profumo dei pini e della salsedine, e alla sensazione di libertà che solo un bambino può provare. È un ricordo che brilla di luce dorata, intriso di gioia e di un’infinita, sottile malinconia. A Palinuro è rimasto il mio cuore di bambino.



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