C’è chi crede di muovere i pezzi sulla scacchiera della menzogna, dimenticando che ogni pedina lascia tracce, e che persino il cavallo più fedele finisce per calpestare la mano di chi lo guida.
Il mandante resta nell’ombra, ma l’ombra si allunga, si attorciglia e lo divora. Non sarà la mia voce a pronunciare il suo nome: sarà la bocca stessa del suo scriba, venduto per un piatto di lenticchie, a consegnarlo al disprezzo eterno.
Io non ho bisogno di querelare, né di cercare vendetta: la sua rovina è già scritta, incisa nella carne della sua stessa macchinazione.
Ogni parola comprata è una lama che recide il patto fra servo e padrone, ogni riga sporca di inchiostro è una confessione che lo condanna.
E quando la maschera cadrà, non resterà che l’odore acre della paura.
Perché la verità non perdona, non ha pietà, e quando si manifesta scava nelle viscere come un demone antico che divora dall’interno.
La sua identità sarà rivelata… e non vi sarà scampo.