(163) L’inganno dell’antipolitica: la trasparenza dei cretini

Si invoca la trasparenza come fosse la panacea di tutti i mali. Si chiede ai politici di pubblicare la dichiarazione dei redditi, di mostrare il conto in banca, di aprire il palazzo “come una scatoletta”. Ma questa frenesia moralista, che si nutre di sospetto e invidia, è in realtà l’ultimo travestimento dell’antipolitica: la più subdola delle malattie civili. È l’argomentazione dei cretini, che scambiano il gesto simbolico per il rimedio sostanziale, l’apparenza per la realtà.

Perché chi è corrotto non ha mai dichiarato nulla. I fondi neri non passano per il 730, i patrimoni illeciti non figurano nelle tabelle patrimoniali del Parlamento. Si muovono in silenzio, tra conti cifrati, prestanome e società offshore. Chiedere la dichiarazione dei redditi al politico onesto serve solo a dare al disonesto un altro schermo dietro cui sorridere. La vera trasparenza non è nella carta timbrata, ma nella possibilità di chiunque di indagare, di scrivere, di accusare. E questa possibilità si chiama libertà di stampa.


Ecco il paradosso: mentre ci si riempie la bocca di “onestà” e “trasparenza”, si spiana la strada a sistemi che tollerano il bavaglio ai giornalisti, la manipolazione delle procure, l’intimidazione degli organi di controllo. Si applaude chi “spalanca il palazzo”, ma quando la democrazia è abbattuta, chi aprirà più nulla? Quando l’informazione è silenziata, la trasparenza muore con essa. E sul cadavere della Res Publica, l’autocrate di turno si proclama Dominus, in nome di quel popolo che aveva invocato il cambiamento e ha ottenuto il silenzio.


L’antipolitica è nata come protesta, ma si è trasformata in religione della sfiducia. Alimenta la rabbia contro la politica per consegnarla, infine, a chi vuole abolirla del tutto. E quando il palazzo sarà davvero una scatoletta vuota, non resterà più nessuno a chiedere conto a chi comanda, perché il comando sarà tornato uno, opaco, indiscutibile. E allora sì che la trasparenza sarà completa: quella del vuoto.

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