Tortura alla Tortora: la giustizia che uccide innocenti senza pentimento

Enzo Tortora non è stato semplicemente vittima di un errore giudiziario: è stato un uomo stritolato, calpestato, sospeso tra le sbarre e l’infamia pubblica da chi avrebbe dovuto difenderlo. Nel 1983, senza un reale motivo, senza prove concrete, senza alcuna logica razionale, il volto amato della televisione italiana venne gettato in carcere, accusato di crimini che non aveva mai commesso. Le accuse? Frutto di parole di pentiti, testimonianze manipolate e menzogne costruite ad arte. Eppure bastarono a trasformare un cittadino rispettabile in un mostro agli occhi del Paese.

Enzo Tortora al suo programma Portobello

Sette mesi di galera. Settimane in cui la vita normale era un ricordo lontano, mentre la sua dignità veniva calpestata ogni giorno dalle inchieste mediatiche e dai processi frettolosi. La sua carriera, la sua famiglia, la sua stessa identità vennero ridotte in polvere, travolte da un sistema che si nasconde dietro codici e procedure ma che in realtà ha dimostrato quanto possa essere cieco, crudele e arbitrario.

Quando finalmente, nel 1987, la Corte d’Appello lo assolse con formula piena, nulla poté restituire quegli anni rubati. Nulla poté sanare la ferita inflitta dall’ingiustizia. E il più amaro dei colpi è stato scoprire che i magistrati che lo avevano condannato non ebbero mai il coraggio di dire “abbiamo sbagliato”. Nessuna ammissione, nessuna responsabilità, nessuna parola di scuse: solo silenzio, indifferenza, impunità.

Il caso Tortora è il simbolo di una giustizia che può strangolare vite innocenti senza battere ciglio, di un sistema che si fida ciecamente dei pentiti e della narrazione mediatica, ignorando i fatti e l’essere umano dietro ogni fascicolo. È una lezione amara, una denuncia straziante: chi detiene il potere di giudicare può anche distruggere, e troppo spesso lo fa senza guardarsi allo specchio, senza chiedere scusa, senza un briciolo di coscienza. La storia di Tortora non è solo un caso giudiziario: è una vergogna nazionale, un urlo silenzioso che ancora oggi dovrebbe scuotere chi chiama giustizia quella macchina impietosa che calpesta innocenti.

Nessun commento:

Posta un commento

(144) Mafia, familismo e destino mancato: perché il Sud non ha mai avuto la sua borghesia

Quando si prova a spiegare il sottosviluppo del Mezzogiorno italiano, si cade spesso nella trappola delle spiegazioni monocausali. C’è chi a...