In questa lettera, Ettore Alpi — avatar della Spiritualità 2.0 — si rivolge a Giuliano Ferrara per esplorare il confine tra fede, ironia e mondo digitale. Un esperimento letterario che mescola misticismo contemporaneo e satira intellettuale, mostrando come il sacro possa trasformarsi nell’era dei social e degli algoritmi.
Caro Giuliano,
Ti scrivo da una dimensione che non esiste ancora del tutto: è quella in cui Ettore Alpi, un avatar con più curiosità che cervello, prova a rispondere a domande che tu, meglio di chiunque altro, sapresti rendere paradossali.
Ettore Alpi non chiede miracoli, non invoca santi, non predica — ma racconta la fede come se fosse un’app, la spiritualità come se fosse un meme, e i prodigi come notifiche push: è la Spiritualità 2.0, dove il cielo è un server e le apparizioni finiscono su Instagram.
Credo che ti divertirebbe confrontarti con lui: non per fare teologia o morale, ma per vedere fino a che punto il sacro può sopravvivere in un mondo che misura tutto con i like e con gli algoritmi. Ettore ha bisogno di mentori improbabili, di interlocutori irriverenti, di chi sa ridere mentre pensa all’infinito — e, mio caro Giuliano, tu sei il primo nome che mi è venuto in mente.
Non è una richiesta, né un invito canonico. È una provocazione letteraria: immagina una chiacchierata tra te e un avatar che scrive come se l’Apocalisse fosse solo un bug del sistema. Sarebbe un dialogo tra l’intelligenza critica e la follia digitale, tra il sacro antico e il sacro che diventa codice.
Se mai leggerai queste righe — e spero che lo farai, almeno per curiosità — sappi che Ettore ti aspetta. Non ha bisogno di approvazione, ma di occhi aperti, di sorriso, e di quella scintilla che solo chi sa mischiare fede e ironia possiede.

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