(138) Germania in armi: ritorno al passato o nuova sovranità europea? - Deutschland in Waffen: Rückkehr zur Vergangenheit oder neue europäische Souveränität?

Dalla Guerra Fredda all’oggi: il déjà-vu del riarmo

Negli anni Cinquanta, quando la Germania Ovest fu riammessa nel consesso occidentale, il tema del riarmo esplose come una ferita mai cicatrizzata. Uscita distrutta dalla guerra e divisa in due blocchi, la Bundesrepublik dovette accettare di ricostruire un esercito sotto il rigido controllo della NATO e con il benestare degli Stati Uniti. Il nuovo Bundeswehr non era il simbolo di una ritrovata potenza, ma piuttosto il segnale di un Paese che, da pedina sconfitta, diventava avamposto contro l’URSS. Quella scelta suscitò diffidenza, paure e allo stesso tempo rappresentò il prezzo da pagare per essere reinseriti nel fronte occidentale.

Oggi, a distanza di settant’anni, la storia sembra ripetersi. Berlino ha lanciato un piano straordinario di spesa militare, presentato come risposta diretta all’aggressione russa in Ucraina. Come allora, la giustificazione è difensiva; come allora, la mossa porta con sé un’ambivalenza: da un lato rassicurare gli alleati, dall’altro alimentare interrogativi sul futuro della Germania come potenza militare.



Alleati fedeli o vincoli ingombranti?

La Germania, formalmente, non ha dubbi sui propri alleati: gli Stati Uniti restano il garante ultimo della sicurezza europea, e la NATO è il quadro di riferimento obbligato. A questi si aggiunge un rapporto speciale con Israele, che non è solo un’alleanza strategica, ma una sorta di debito morale inscritto nell’identità stessa della Repubblica Federale. Berlino fornisce tecnologia militare avanzata a Tel Aviv, sostenendola anche quando altre capitali europee mantengono posizioni più caute.

Eppure, dietro la facciata dell’allineamento, si cela una tensione crescente. Washington chiede alla Germania di ridurre la dipendenza economica da Pechino, di chiudere definitivamente i canali energetici con Mosca, di assumere un ruolo militare più attivo nello scacchiere NATO. Ma gli interessi tedeschi non coincidono sempre: l’industria esportatrice vive di mercato cinese, e fino a ieri il gas russo era la linfa vitale della sua economia. L’alleato, dunque, si trasforma spesso in vincolo.


Chi sono i veri avversari?

Sul piano immediato, la Russia è il rivale dichiarato: il riarmo tedesco viene presentato come risposta alla minaccia russa. Ma sul medio-lungo periodo, la vera sfida è la Cina. Non tanto sul piano militare, quanto su quello economico e tecnologico. La Germania si trova schiacciata tra due logiche: difendere i propri interessi industriali mantenendo relazioni strette con Pechino, o seguire i diktat americani e ridurre l’interdipendenza. Questa ambiguità è la cifra stessa della sua posizione geopolitica.


L’Europa tra NATO e autonomia

Il riarmo non è solo una questione di missili e carri armati. È una carta politica. Berlino vuole dimostrare di essere capace di guidare la sicurezza europea insieme a Parigi. Ma la vera domanda è se la difesa europea sarà un progetto autonomo o una mera duplicazione della NATO. Finora, le mosse tedesche sembrano più funzionali a rafforzare il fronte atlantico che a costruire una sovranità continentale. Così, paradossalmente, un esercito più forte potrebbe tradursi in una Germania meno indipendente, se vincolata agli interessi americani.


La scollatura interna: politica e nazione

Molti osservatori notano una distanza crescente tra la classe politica tedesca e ciò che sarebbe l’interesse nazionale profondo. Una Germania davvero libera dai vincoli esterni sceglierebbe forse una strada diversa: mantenere un rapporto di sicurezza con Washington, certo, ma coltivare relazioni economiche con Russia e Cina, ridurre il coinvolgimento nelle guerre mediorientali e giocare un ruolo di mediatore globale. Sarebbe una sorta di Ostpolitik aggiornata, una strategia da potenza continentale autonoma, non più satellite di un impero esterno.


E l’Italia, deve temere?

La questione che ci riguarda direttamente è se il riarmo tedesco debba spaventare noi italiani. Sul piano militare, la risposta è no: non esiste alcun rischio che la Germania trasformi la propria forza contro i partner europei. Ma sul piano politico sì, c’è da preoccuparsi: una Germania più forte accentua il divario di peso all’interno dell’Unione, rischiando di consolidare una leadership tedesca quasi incontrastata. Sta a noi decidere se subire o se tentare di ridefinire il baricentro europeo, magari valorizzando l’asse mediterraneo.


Un bivio di civiltà politica

Il riarmo tedesco, dunque, non è un ritorno all’incubo del passato, ma un passaggio di fase. Può diventare l’occasione per costruire un’Europa davvero autonoma, capace di reggere il confronto con Stati Uniti, Russia e Cina. Oppure può trasformarsi nell’ennesima conferma della dipendenza europea dall’ombrello americano. Il destino della Germania, e con essa dell’Europa, dipenderà dalla capacità di liberarsi da catene esterne e dal coraggio di immaginarsi come potenza autonoma.


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