La politica come fognatura: perché l’acqua pulita scompare

Quando si dice che “la politica è sporca” si compie una generalizzazione, forse comoda, ma ingiusta. La politica, in realtà, somiglia più a un impianto idraulico. All’ingresso l’acqua è sempre pulita, ma in uscita ci sono due canali: quello delle acque bianche e quello delle acque nere. Eppure, in fognatura, finiscono inevitabilmente per mescolarsi, tanto che alcuni condomini hanno smesso persino di separarli, considerandolo un gesto inutile, una presa in giro.

Così funziona la politica. La moneta cattiva scaccia quella buona, il livello si abbassa, e a dominare spesso non è il boss della malavita locale ma il colletto bianco del potere, il “terzo livello” che governa silenzioso e invisibile. Da un lato ci sono le acque bianche: persone oneste, idealiste, guidate da principi veri, che cercano di incidere e talvolta ci riescono, anche più di quanto non sembri ascoltando i giornalisti, i quali sanno bene che le cattive notizie pagano più delle buone. Dall’altro ci sono le acque nere: chi vede nella politica solo arricchimento personale, chi coltiva interessi egoistici, chi vi si muove da sociopatico o psicopatico.

All’esterno, però, tutto appare uguale. In fognatura le acque si confondono, e le bianche soccombono alle nere. La percezione è di un’unica massa sporca, che uccide le speranze e il senso civico della povera gente. È per questo che molti hanno smesso di votare: perché non distinguono più i canali, perché vedono solo lo scarico finale.
Eppure una via d’uscita esiste. Se la fognatura mescola tutto, allora non si tratta di sperare che le acque bianche resistano, ma di costruire nuove tubature. Spazi politici e civici alternativi, dove l’acqua pulita non finisca nel sistema, ma continui a scorrere per irrigare la comunità.

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