Dal “fascismo eterno” di Eco al Mussolini narrato da Scurati, passando per il “Profilo Continuo (Dux)” di Bertelli
Il fascismo non appartiene solo al passato. È un meccanismo che si ripresenta, che cambia pelle, che muta forma senza mai dissolversi. Umberto Eco, nel suo celebre intervento del 1995, lo definì “fascismo eterno”: non un regime fissato nella memoria, ma un insieme di pulsioni sempre in agguato, pronte a riaffiorare ogni volta che una società si scopre fragile, spaventata, assetata di certezze semplici.
Antonio Scurati, nei suoi romanzi dedicati a Mussolini, ha mostrato con spietata chiarezza come tutto ciò sia già accaduto. Il Duce non conquistò il potere con un colpo di stato fulmineo, ma attraverso una lenta erosione della democrazia, favorita dall’acquiescenza di chi avrebbe dovuto difenderla. Le squadracce che menavano e incendiavano, la stampa che giustificava, i politici che tacevano: fu una sequenza di piccole rinunce, una lunga catena di complicità. In quella cronaca risiede l’avvertimento per noi: se è accaduto una volta, può accadere ancora.
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| Profilo Continuo (Dux) di Renato Bertelli |
E qui l’arte offre un’immagine sorprendentemente attuale. Nel 1933, lo scultore futurista Renato Bertelli realizzò il Profilo Continuo (Dux): un cilindro rotante che riproduce all’infinito il profilo di Mussolini, un volto che non smette mai di apparire, qualunque sia l’angolo da cui lo si osserva. Era un capolavoro di propaganda visiva: il Duce onnipresente, ubiquo, eterno. Un’icona concepita per essere allo stesso tempo avanguardia artistica e celebrazione politica, segno tangibile di un potere che non conosceva pause né crepe.
A quasi un secolo di distanza, quella scultura diventa una metafora perfetta del fascismo eterno di cui parlava Eco. Il volto che ruota e non si ferma mai somiglia alle nuove forme della comunicazione politica: leader onnipresenti, profili che invadono schermi e social, immagini che si ripetono fino a saturare l’immaginario collettivo. Non più il marmo o il bronzo, ma la pixelata ubiquità di un volto che vuole essere sempre davanti a noi.
Il meccanismo è lo stesso: ripetizione, onnipresenza, identificazione totale del potere con il suo volto. E come allora, dietro quella maschera estetica si nasconde il nucleo eterno del fascismo: la costruzione di nemici, la legittimazione della violenza, l’illusione che la forza e l’autorità possano sostituire il confronto e la complessità.
Oggi non vediamo più statue equestri o saluti romani nelle piazze, ma il linguaggio della politica ci parla con lo stesso codice: l’ossessione per l’ordine, la demonizzazione del diverso, la ricerca di soluzioni semplici e brutali a problemi complessi. È il fascismo eterno che si riaffaccia, non con il nome di un tempo, ma con la stessa sostanza.
Ecco perché rileggere Eco e Scurati, e riguardare il Profilo Continuo (Dux) di Bertelli, non significa esercitarsi nella memoria sterile, ma imparare a riconoscere i segni che ritornano. Perché il fascismo eterno non è un reperto da museo: è un’ombra che ci accompagna ancora oggi, un volto che continua a girare, pronto a riaffacciarsi nel momento in cui la luce della democrazia si indebolisce.

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