Democrazia controllata: quando le elezioni libere diventano un pericolo

I Fratelli Mussulmani hanno pagato a caro prezzo la loro ambizione politica. Per decenni perseguitati in Egitto, hanno visto ogni loro tentativo di partecipare alla vita pubblica soffocato dai governi laici e autoritari. La Primavera Araba sembrava aprire una breccia: Mohamed Morsi vinse le prime elezioni libere del Paese, incarnando una speranza autentica per chi desiderava una politica islamica moderata ma responsabile. Tuttavia, la gioia fu breve. Nel 2013 Morsi fu rimosso con un colpo di stato militare, e la storia suggerisce forti condizionamenti esterni: Israele e le potenze occidentali, temendo un Egitto guidato da un partito islamico autonomo, agirono dietro le quinte per interrompere la sperimentazione democratica.

Mohamed Morsi 


Dal Maghreb al Medio Oriente, il copione si ripete: le elezioni libere possono risultare “pericolose” quando i cittadini scelgono governi non allineati agli interessi occidentali. Così, la democrazia diventa una facciata, e la libertà di scelta del popolo una minaccia da neutralizzare. Interventi militari, pressioni economiche e manovre politiche assicurano che al potere rimangano leader funzionali a logiche esterne, veri e propri moderni Quisling.

Colin Georgescu


Ma oggi il fenomeno non si limita più alla sponda meridionale del Mediterraneo. Come abbiamo visto in Romania, anche in Europa le urne possono diventare un ostacolo da aggirare ogni volta che il voto non incontra il gradimento di certe élite. Se la democrazia diventa liquida, annullabile a piacimento, il diritto stesso di scegliere rischia di trasformarsi in un’illusione, e i cittadini si trovano sempre più subordinati a interessi che poco hanno a che fare con la loro volontà.

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