Bettino Craxi: l’uomo che volle farsi gigante

C’era un tempo in cui il Partito Socialista era poco più che un gregario, stretto tra il peso della Democrazia Cristiana e l’ombra del Partito Comunista. Fu allora che emerse Bettino Craxi, un uomo di statura imponente, fisica e politica, con lo sguardo rivolto all’Europa e la convinzione di poter cambiare il destino del suo partito e del Paese. Non era un visionario ingenuo, ma un calcolatore lucido, determinato a lasciare un segno. E il segno lo lasciò.

Quando nel 1983 varcò la soglia di Palazzo Chigi, Craxi portava con sé un’ambizione che sapeva di rivincita storica. Il primo socialista presidente del Consiglio: un traguardo che in Italia pareva impossibile. Nei suoi anni di governo restituì energia a un Paese che voleva crescere, modernizzarsi, contare di più nel mondo. La sua voce era ferma, la sua postura autoritaria: a Sigonella affrontò gli Stati Uniti e per una notte l’Italia si sentì padrona del proprio destino. Con il Concordato rivisitato pose fine alla religione di Stato, ridisegnando i rapporti con la Chiesa. E attorno a sé, dentro e fuori il Parlamento, costruì l’immagine di uno statista deciso, pragmatico, capace di incarnare il potere senza complessi di inferiorità.

Bettino Craxi 

Ma quell’uomo che sembrava un gigante camminava su un terreno fragile. Il consenso aveva un costo, e quel costo si tradusse in spesa pubblica crescente, in un debito che si gonfiava come un’onda pronta a travolgere le generazioni future. Intanto il sistema che alimentava i partiti era marcio, sorretto da finanziamenti illeciti che tutti conoscevano e pochi osavano contestare. Craxi ne era parte, e quando Tangentopoli scoperchiò il vaso di Pandora, fu lui a diventare il simbolo di un’intera stagione politica.

La folla che lo insultava davanti all’hotel Raphael, lanciandogli monetine, rimane una delle immagini più crude della sua parabola. Dall’apice del potere all’umiliazione pubblica, dal sogno riformista all’esilio in Tunisia, dove visse i suoi ultimi anni guardando l’Italia da lontano, come un amante tradito che non riesce a staccare lo sguardo. Morì ad Hammamet nel 2000, lontano dalla patria che aveva cercato di guidare e che lo aveva rinnegato.

Ricordare Craxi significa attraversare la contraddizione di un uomo che volle farsi gigante e che gigante lo fu, ma con piedi d’argilla. È la storia di un’Italia che si specchiava nella sua ambizione e che, insieme a lui, precipitò nella disillusione.

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