Scrivere è un atto intimo, quasi sacro. È come tenere un diario segreto, dove parole e pensieri trovano rifugio. Ma quando si scrive un libro o un blog, quella segretezza svanisce: chiunque può entrare, scoprire, leggere. A volte arriva attraverso un motore di ricerca, altre volte spinto da una recensione o dalla curiosità.
Il lettore fa un investimento prezioso: il suo tempo. Anche se un libro costa pochi euro, quei minuti o ore dedicati alla lettura sono un dono che merita rispetto. Eppure spesso noi scrittori dimentichiamo che ogni lettore ha un solo testo da leggere alla volta. La scelta è soggettiva, certo, ma dietro c’è anche un mix di marketing e, soprattutto, di fortuna sfrontata.
La fortuna, quella vera, è come il sei al Superenalotto: imprevedibile, ingiusta a volte, eppure decisiva. E questo vale anche per i libri. È doloroso pensare a Giuseppe Tomasi di Lampedusa, il cui capolavoro Il Gattopardo fu scoperto solo dopo la sua morte. Un successo mondiale che lui non poté mai godere.
Scrivere è soprattutto per sé, ma anche per quei pochi – o tanti – che apprezzeranno il nostro lavoro ora o in futuro. Anche se solo dieci persone acquistano un libro alla fine di una presentazione, è un risultato. Lo stesso vale per chi visita un blog e ne esce arricchito.
Non bisogna fermarsi al primo romanzo, né al secondo. Il talento va coltivato, giorno dopo giorno, pagina dopo pagina. La fede – per chi la ha – ci ricorda che questo dono è uno strumento della Provvidenza, al di là di successi immediati o insuccessi.
Io stesso ho cambiato approccio: ho smesso di sentirmi uno “sfigato” per quei due libri – un manuale di self-help e un romanzo – che non hanno sfondato. Ho deciso di regalare copie, di continuare a scrivere, e soprattutto di firmarmi con un nome unico: Ettore Alpi. Nessuno all’anagrafe con questo nome, nessuno come me.
Scrivere resta un cammino da percorrere, con o senza gloria. Perché alla fine, è l’amore per le parole a guidarci. E forse, un giorno, la fortuna sfrontata bacerà anche noi.
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