La democrazia, nelle sue intenzioni originarie, avrebbe dovuto trasformare il popolo in cittadinanza attiva, capace di partecipare alle scelte collettive, di controllare il potere, di difendere la propria dignità. Ma questa promessa, che avrebbe richiesto secoli di educazione civica, di maturazione culturale e di responsabilizzazione diffusa, è rimasta in gran parte inevasa. I nostri antenati furono sudditi per secoli, abituati a chinare il capo davanti a un sovrano o a un padrone. Il passaggio alla democrazia moderna avrebbe dovuto emanciparci da questa condizione, eppure il potere ha trovato un modo più sottile ed efficace per continuare a esercitare il proprio dominio: sostituire l’obbedienza dichiarata con l’illusione della libertà.
La società dell’opulenza è stata il grande strumento di questa trasformazione. Il carrello della spesa è diventato l’icona di un’epoca in cui l’atto di consumare viene presentato come il massimo esercizio di autonomia. Non più sudditi che pagano tributi, ma consumatori che scelgono tra scaffali infiniti. L’inflazione, la precarietà dei salari, la degradazione della qualità dei prodotti non hanno scalfito questo meccanismo: basta che la pancia sia piena, anche con alimenti scadenti, perché il sistema continui a funzionare. E mentre ci illudiamo di decidere, le nostre scelte sono guidate da un marketing pervasivo, da algoritmi che ci suggeriscono desideri, da un bombardamento pubblicitario che colonizza persino il nostro immaginario.
È questa la nuova sudditanza: invisibile, dolce, interiorizzata. Non più catene di ferro, ma catene di zucchero, sale e grassi saturi. Non più il signore feudale che impone la decima, ma multinazionali che offrono un credito al consumo per convincerci che possiamo permetterci tutto, almeno finché il debito ci strangola. La libertà ridotta al consumo è una libertà caricaturale, che si limita a permetterci di scegliere tra l’illusione della varietà. Non è la possibilità di decidere del nostro futuro, della nostra comunità, del nostro pianeta. È un libertinaggio da supermercato, che sostituisce la coscienza civica con il desiderio compulsivo.
Ma la spirale non finisce qui. L’abbondanza che ci viene presentata come simbolo di progresso è la stessa che devasta le risorse naturali, che distrugge ecosistemi, che accumula montagne di rifiuti. Il carrello della spesa non è soltanto un emblema della falsa libertà, ma anche dell’autodistruzione in atto: ogni bene superfluo che ingurgitiamo alimenta catene produttive inquinanti, sfruttamento del lavoro, impoverimento di intere regioni del mondo. La globalizzazione ha reso questo meccanismo ancora più potente, perché ci illude di poter avere fragole a dicembre e avocado tutto l’anno senza che ci domandiamo quale prezzo umano e ambientale si nasconda dietro.
Gli algoritmi, poi, hanno completato l’opera. Non siamo più solo sudditi della pubblicità televisiva o del grande magazzino, ma anche delle piattaforme digitali che conoscono i nostri gusti meglio di noi stessi. Esse prevedono, orientano e in molti casi determinano ciò che compriamo, ciò che leggiamo, ciò che pensiamo. In questo scenario, la libertà diventa un’ombra: crediamo di scegliere, ma la nostra scelta è già stata predisposta in anticipo.
I nostri antenati, almeno, erano consapevoli della propria condizione. Sapevano di essere sudditi e potevano coltivare, anche segretamente, il sogno della ribellione. Noi, invece, ci muoviamo dentro una gabbia trasparente che non riconosciamo come tale. Ci sentiamo liberi proprio mentre siamo più controllati, monitorati e indirizzati che mai.
Ecco perché l’immagine finale è tanto amara quanto veritiera: siamo come maiali all’ingrasso, pasciuti e sazi, mentre ci avviciniamo inconsapevolmente al mattatoio. La democrazia, ridotta a vetrina elettorale e supermercato politico, non basta a liberarci. Solo una riscoperta della cittadinanza reale, quella che implica coscienza critica, partecipazione attiva e responsabilità verso gli altri e verso il mondo, potrebbe spezzare l’incantesimo. Ma finché continueremo a confondere il pieno dello stomaco con il pieno della libertà, resteremo prigionieri di questo carrello scintillante che avanza tra gli scaffali del nulla.
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