Era un visionario, ma con i piedi piantati nella terra. Non parlava di utopie irrealizzabili: i suoi progetti erano piani di sviluppo, concreti e studiati, lontani dalle chiacchiere infinite che affollavano i congressi di partito. Eppure, proprio per questo, la sua carriera politica si fermò a un certo punto. Fece il deputato, fu sottosegretario, attraversò stagioni cruciali, ma non si spinse oltre. In un mondo popolato da “ladroni” e “ladri di galline”, come amava definirli, un uomo che non si piega diventa ingombrante.
Gli ultimi ostacoli li trovò in casa, dentro le stesse sigle democristiane che, dopo il crollo del grande partito, tentavano di rinascere. Con Pino Pizza e suo fratello, anch’essi travolti da scandali, si consumò l’ennesimo scontro in una diaspora infinita. Ma Grippo restò se stesso: fedele all’idea che la politica dovesse servire i cittadini, non servirsene.
Ricordarlo oggi non significa solo riportare alla luce un nome sepolto tra le cronache del passato. Significa guardare a una stagione in cui un politico poteva ancora immaginare, progettare e tentare di costruire. Ugo Grippo non ha lasciato monumenti, né strade a lui dedicate. Ha lasciato però un’eredità fatta di proposte, di visioni e di un esempio raro: quello di un uomo che, in un mondo di compromessi, decise di restare idealista. La sua “croce del Sud” resta, ancora oggi, il simbolo di un sogno interrotto ma non del tutto perduto.
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