La croce del Sud. La visione interrotta di Ugo Grippo

C’era un tempo, a Napoli, in cui la politica non era solo un gioco di potere, ma anche un campo di battaglia per i sogni. In quel tempo, tra le correnti impetuose della Democrazia Cristiana e le infinite stanze fumose delle segreterie, si muoveva Ugo Grippo. Non amava i compromessi sporchi né i traffici sottobanco. Non era il tipo da allungare le mani su fondi e tangenti: se lo toccò Tangentopoli, fu solo per il finanziamento di partito, mai per guadagni personali. Era diverso, e in politica essere diversi non sempre paga.

Ugo Grippo ( 1932 - 2017 )

Grippo veniva dal Sud, e al Sud guardava con ostinazione e passione. Sognava una Campania che non fosse periferia d’Italia, ma cuore pulsante del Mediterraneo. Nel suo libro La croce del Sud, uscito quasi nel silenzio, affidò alla carta le sue visioni. Lì raccontava l’idea di una megalopoli che unisse Napoli e Caserta, due città separate solo sulla carta ma destinate, nei suoi piani, a fondersi in un tessuto urbano capace di reggere la modernità. E poi c’era Bagnoli, ferita aperta di acciaio e ruggine, che per Grippo doveva trasformarsi in un polo turistico. Non una cattedrale nel deserto, ma un porto vivo, con alberghi, aree verdi, un porticciolo e persino un casinò, simbolo di una nuova economia capace di attrarre e dare lavoro.

La Croce del Sud 

Era un visionario, ma con i piedi piantati nella terra. Non parlava di utopie irrealizzabili: i suoi progetti erano piani di sviluppo, concreti e studiati, lontani dalle chiacchiere infinite che affollavano i congressi di partito. Eppure, proprio per questo, la sua carriera politica si fermò a un certo punto. Fece il deputato, fu sottosegretario, attraversò stagioni cruciali, ma non si spinse oltre. In un mondo popolato da “ladroni” e “ladri di galline”, come amava definirli, un uomo che non si piega diventa ingombrante.

Gli ultimi ostacoli li trovò in casa, dentro le stesse sigle democristiane che, dopo il crollo del grande partito, tentavano di rinascere. Con Pino Pizza e suo fratello, anch’essi travolti da scandali, si consumò l’ennesimo scontro in una diaspora infinita. Ma Grippo restò se stesso: fedele all’idea che la politica dovesse servire i cittadini, non servirsene.

Ricordarlo oggi non significa solo riportare alla luce un nome sepolto tra le cronache del passato. Significa guardare a una stagione in cui un politico poteva ancora immaginare, progettare e tentare di costruire. Ugo Grippo non ha lasciato monumenti, né strade a lui dedicate. Ha lasciato però un’eredità fatta di proposte, di visioni e di un esempio raro: quello di un uomo che, in un mondo di compromessi, decise di restare idealista. La sua “croce del Sud” resta, ancora oggi, il simbolo di un sogno interrotto ma non del tutto perduto.

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