Perché ho lasciato cadere una collaborazione editoriale (e perché non ho rimpianti)

Qualche tempo fa ho conosciuto un piccolo editore. La proposta sembrava interessante: scrivere articoli sul folklore vesuviano, con tanto di bibliografia e sitografia – la solita sfilza di fonti che nessuno si prende mai la briga di controllare. Tutto, naturalmente, per far crescere il nome di Ettore Alpi.

Poi ho pensato: e io chi sarei diventato in tutto questo? Un cronista locale a metà tra il comunista di cartone e il semplice stampatore? Non proprio la direzione che avevo in mente.


Non voglio essere etichettato come comunista, né tanto meno piegarmi a un’intellettualoide che si spaccia per editore. La Campania ha le sue stranezze politiche, il mio pubblico non vive intorno al Vesuvio e, diciamolo, la Sinistra è finita così com’è – e questo è un dato di fatto. Scrivere per qualcuno che non condivide né il mio progetto né il mio pubblico sarebbe stato solo un esercizio di stile senza senso.

Quando pubblicherò il mio primo libro non cerco la Mondadori. Probabilmente non mi prenderebbe neanche in considerazione. Ma so una cosa: meglio restare liberi, fedeli a ciò che si vuole dire, che vendersi per un’illusione di prestigio. Non mi piegherò a chi stampa libri o articoli senza anima, pensando che basti qualche firma e un sito web per costruire autorevolezza.

Alla fine, dire “no” è a volte l’unico modo per restare fedeli a se stessi. E io, in questo, non ho alcun rimpianto.

Nessun commento:

Posta un commento

Il Sacro Respiro dell’Adesso: Tra Cabala, Eckhart Tolle e la Vita Quotidiana

C’è un tempo che non conosce passato né futuro, un tempo che pulsa nel cuore di ogni respiro e si rivela solo a chi sa fermarsi: questo è l’...